Non c’è due senza tre. Jannik, che ai proverbi crede come un vecchio saggio di montagna, ha applicato il concetto. E John Isner, valutata l’essenza inane del suo sforzo, ha chiuso il match in rottura prolungata, offrendosi ai passanti spietati del ragazzo della Val Pusteria. Prima però ci aveva provato, con le brevettate bordate dal servizio, a regalare un punto di domanda a Sinner, Vagnozzi, Cahill e a tutti coloro che auspicavano il lieto fine. Perché tra uno che gioca bene a tennis e l’altro che sembra esercitarsi al poligono di tiro, il lieto fine può essere uno solo. Non ce ne voglia Long John, col suo viso da bambinone, appena sfiorato dalle 37 primavere. Guardava spaurito verso il suo angolo in cerca della soluzione impossibile, perché dall’altra parte ogni volta che partiva lo scambio c’era una specie di videogame, che accelerava ad ogni colpo fino a mandarlo fuori giri. Nonostante l’inerzia fosse tutta dalla parte di Jannik, a conti fatti nei primi due set c’è stato un solo break. Nel secondo Sinner ha dovuto giocare il tredicesimo gioco, che ricorda sempre i giri della pallina al tavolo verde. La pallina si è fermata sul numero 12, quello dei punti utili a chiudere le ostilità. E nel terzo il linguaggio del corpo era l’inequivocabile segnale della resa dello statunitense. Jannik stavolta ha chiuso in tre, senza concedersi distrazioni, e la seconda settimana è arrivata. Negli ottavi avrà Alcaraz. Tutti ipotizzano che molto presto i due non potranno più incontrarsi al quarto turno, perché il loro numero del ranking imporrà il confronto in fase più matura. Attendendo il giorno in cui i magnifici quattro saranno Sinner, Alcaraz, Rune e Aliassime, ci gustiamo questo confronto, il terzo della storia. Lo spagnolo ha vinto in tre set in un Challanger e poi 7/6 7/5 nell’unico precedente “da grandi”. Al momento sembra un giocatore più definito e consapevole di ciò che può fare, mentre Jannik si scopre un po’ ogni giorno, sorprendendo a volte se stesso prima degli altri. L’erba alimenta interrogativi aggiuntivi e suscita maggiore curiosità. Domani ne sapremo di più, ma la sensazione è che sempre più spesso li vedremo di fronte, a giocarsi il prestigio, il dominio, la storia. Chi la storia vorrebbe tanto riscriverla è Lorenzo Sonego, che contro Nadal dovrà essere più forte delle astuzie, della caparbietà e dell’immensa classe dell’avversario, a caccia del 22esimo Major in carriera. In questo caso ci può soccorrere solo un’applicazione estensiva del concetto di speranza, perché la logica tennistica sposta l’ago della bilancia in una direzione precisa. Sonego dovrà arrembare dal primo all’ultimo punto, sperando che il mancino di Manacor senta il peso dei suoi 36 anni e delle sue mille battaglie. In programma oggi anche un altro grande match, tra Tsitsipas e Kyrgios. Due modi diversi d’intendere il tennis e la vita saranno a confronto e il pronostico è davvero impossibile. L’australiano è riuscito a contenere la sua esuberanza e sogna… la normalità protratta. Il greco sembra aver compreso le dinamiche del campo in erba e vuole fare meglio che può, guardando alfine cosa significhi. Uno dei due lascerà immalinconito Londra, il centrale e i progetti immediati. Non senza lottare.
La sfida impossibile di Lorenzo Sonego


